martedì, 15 aprile 2008
13:49

Un po' perchè la sorte mi ha privata di Internet a domicilio, quindi torno ad essere ospite sporadica di Internet point et similia, un po' perchè il "mio" vero blog è altrove e dopo un po' scopro che l'uno non vale l'altro, un po' perchè sento che qui ciò che avrei da dire dev'essere un po' filtrato, un po' perchè il mondo va avanti benissimo anche senza queste pagine... un po' perchè la finestra pubblica di splinder inibisce un po'...
Ma tornerò a scrivere anche qui, tempo di ritrovare una connessione accasamìa. Profana ma non troppo, vi saluto eventuali lettori. A molto presto ;) .

 

lunedì, 03 marzo 2008
14:25
Inizia oggi. Buon semestre, innanzitutto. Finalmente si respira un po' di medico: i turni per la settimana di scienze infermieristiche saranno appesi a breve, comunicheremo in segreteria le misure per la "tutina blu puffo", compreremo l'altlante di Anatomia (ta-da-da-daaaaan) eccetera eccetera eccetera.
Oggi, prime lezioni dei nuovi corsi. In quattro ore è mi stato svelato il segreto dell'universo. La malattia è solo uno stato di generico disagio. Il sorriso è solo una combinazione di contrazioni muscolari. Il cancro è solo un disordine proteico, la mancanza di armonia. Il medico è solo uno che ti toglie una spina dalla spalla, perchè tu con le tue mani non ci arrivi, uno che cerca di rispristinare l'armonia.
L'Armonia... come il Partenone, come i numeri primi, come la danza degli astri, come la termodinamica, come la fecondazione. L'armonia alla base della vita, della salute. L'entropia cresce, l'armonia svanisce e sopraggiunge la morte. Ma perchè è così difficile allora immedesimarsi nelle cellule, nei batteri, per prolungarci la vita e preservarci la salute? Perchè le molecole e le cellule, per reagire cercano sempre il modo più semplice. Gli uomini, mai.
Che una coltellata alla gola, in un momento di rabbia, in fondo non la si nega a nessuno, ma chiunque commette l'omicidio contro una sola persona, ha una colpa pesante come chi stermina una intera specie, una intera popolazione: perchè un uomo, un organismo come quello non esisterà mai più, è stato sterminato un "sistema" unico e completo in se stesso.
Voglio ottenerlo, il Camice.

 

venerdì, 29 febbraio 2008
10:57
Musik mi perdonerà se prelevo dal suo blog codesto giochino divertente. L'ho completato altre volte, in una o due occasioni mi ha dato l'input per cercare risposte, spero ci sia riuscito anche stavolta e perciò magari aggiungo qualche domanda.

Prendete iTunes o quello che usate per ascoltare la musica. Andate col miscelatore o Riproduzione Casuale, e associate ad ogni domanda le canzoni nell'ordine in cui escono.
 
1. Cosa pensi di me?
Angelo nella nebbia, Luciano Ligabue
2. Avrò una vita felice?
Giorno d'estate, Francesco Guccini
3. Cosa pensano i miei amici di me?
Knock me down, Red Hot Chili Peppers
4. Le persone pensano a me con lussuria?
Suck my kiss, Red Hot Chili Peppers (ehm...)
5. Cosa pensa il mio ragazzo di me? (giacchè per ora non ne esiste uno, penso all'ultimo)
Questa lunga storia d'amore, Gino Paoli (Chi sa, si renda conto e sgrani pure gli occhi di fronte al caso)
6. Come si trova l'Amore?
L'uomo, Francesco Guccini
7. Come posso essere felice?
Long road to ruin, Foo Fighters
(occàzzo!)
8. Cosa devo fare con la mia vita?
Fields of gold, Sting
9. Ho talenti da sfruttare?
Come sei bella, Massimo Di Cataldo (ehi tu, non s'era detto di prendermi per il culo!)
10. Perchè la vita a volte è così dolorosa?
Perdere l'amore, Massimo Ranieri
11. Avrò figli?
Magnolia, Negrita
12. Come ci si riprende dai fallimenti?
Like a bridge over the troubled waters, Simon & Garfunkel
13. Ci saranno sempre gli amici?
For a few dollar more, Ennio Morricone (sembra un no...)
14. Chi devo ringraziare?
Brigante se more, Eugenio Bennato
15. Morirò felice?
U fricchettone, Folkabbestia
15. Puoi darmi un consiglio?
Invece le canzoni non ti tradiscono, estratto del film "Radiofreccia"
16. Cos'è la felicità?
Beautiful that way, Nicola Piovani
17. A letto come sono?
Gino e l'Alfetta, Daniele Silvestri (ennò, eh!)
18. E in amore come sono?
Symphony n.3, L'Eroica, Nicolaus Esterhazy (mòddest)

 

giovedì, 28 febbraio 2008
18:41
All the world is a stage. L'ha detto Shakespeare, e gli hanno fatto eco in tanti, da Pirandello al mio professore di greco del liceo.
Uno dei tanti modi di interpretare la vita e il mondo, è di vederlo come un palcoscenico dove, volta per volta, ognuno indossa la maschera più appropriata per recitare la parte che gli spetta in quel momento. Pensateci, capita a tutti. Ogni istante della vita ha una maschera appropriata: il visitatore curioso, il genitore severo, il funzionario cortese, il rettore altezzoso, il giovane confuso, l'innamorato devoto, lo studente timoroso del compito in classe e ancora altre. Non si tratta di "sfaccettature", ma proprio di maschere inconsciamente indossate e tolte: in meno di un istante l'innamorato devoto diventa un lavoratore in ritardo, lo studente impreparato al suono della campanella diventa un giocatore di calcio appassionato, il genitore severo appena i figli vanno a letto si trasforma in un amante senza pudori. Così si vive, scambiandosi le maschere e giocando in continuazione a guardie e ladri, a ruoli alterni. Non intendo la "maschera" come un camuffamento del proprio essere, perchè ciò implicherebbe di poter anche vivere senza mascheramenti alcuni: ma in questo contesto senza maschera non si può prendere parte alla commedia e quindi si è spettatore del mondo ... un dio? un morto? a seconda dei casi, comunque qualcuno del tutto ininfluente alle vicende terrestri.
Sicuramente c'è chi la propria maschera se la costruisce su misura, volutamente per ingannare chi lo incontra, ma anche questo fa parte del gioco, rimescola gli attori, confonde le scene, scompiglia le quinte. Dov'è la differenza? In un caso è la maschera stessa che sceglie quale posto prendere, nell'altro siamo noi che la indossiamo a forza e, inevitabilmente, ci viene impossibile far coincidere perfettamente la sua superficie coi nostri tratti somatici modellati dalle vicende interiori. Forse ci starà scomoda, forse saremo costretti a toglierla magari anche in pubblico, con scandalo generale, o forse quella che consideriamo una maschera bugiarda ma inevitabile per lasciarci vivi nelle circostanze, ci sta addosso meglio di quanto pensavamo. In ogni caso siamo noi, noi e le maschere che abbiamo nell'armadio, a organizzarci la parte.
Nel libro Shining, durante i primi giorni di follia, Jack è invitato a partecipare ad un ballo, non uno qualsiasi: proprio un ballo in maschera. Il festeggiamento però culmina con un gesto collettivo, una anafora che risuona prima fievole, poi sempre più forte e frequente nella mente del custode:"A mezzanotte, giù la maschera! Giù la maschera!". Se Jack prende parte alle regole del gioco, entra a far parte delle vittime dell'Overlook e necessariamente esce dalla realtà in cui invece restano Wendy e Danny. Anche qui tutto torna: Jack indossa spontaneamente la maschera del padre di famiglia, la toglie, stregato dall'Overlook e dalle sue vittime, quindi è costretto a scendere dal palcoscenico della realtà e, intrappolato nel labirinto che non lascia uscire il Male, entra a far parte degli incubi dell'albergo.
Fin qui mi sta bene. Quando però sono gli altri che prendono martello e scalpello per infilare maschere a chi proprio non ne ha bisogno, non ci sto più. Un lavoro tipicamente giornalistico, quello di rimodellare la realtà a seconda dello schieramento politico per cui si scrive ma non mi scandalizzo certamente finchè i politici si scornano tramite le penne dei reporter o quando gli scandali quotidiani diventano eclatanti solo se finiscono in prima pagina con un punto esclamativo. Ovvio che non mi scandalizzo, anche quella del reporter è una maschera. Ma. Ma non riesco proprio ad accettare che questo serva per apparecchiare un desco sulle tragedie, dove i cadaveri di due adolescenti diventano carne da macello, le lacrime di una madre diventano vino pregiato e le espressioni del "padre violento" diventano musica di sottofondo. Tutta l'Italia si è commossa per questa vicenda, me compresa, ma non riesco veramente a capire come, in ogni servizio giornalistico, la saga dell'attributo connotativo abbia sempre la meglio sulle informazioni: sono stati trovati i "cadaverini", forse i "bimbi" erano fuggiti dal "padre padrone", il "cappottino verde", hanno testimoniato gli "amichetti" di "Ciccio e Tore". La stessa mamma, nell'inviare i primi appelli, si rivolgeva a "Francesco e Salvatore", forse i giornalisti avevano più confidenza coi due ragazzini? E' davvero così inevitabilmente vitale, innalzare l'indice della pietà e dello scandalo che facciano share, piuttosto che concentrare l'impegno sulla obiettività, in questa vicenda di macabro ha già tutto di suo?
Adesso indosso la maschera indignata, luttuosa, empatica, commossa di chiunque abbia seguito le sorti dei due ragazzini. Davanti alla morte e soprattutto all'agonia, è difficile e inutile trovare aforismi consolatori. Si può dire "mi dispiace", si può pregare, ci si può contrire. E a volte, ricordarsi con rabbia che fa parte del palcoscenico anche la morte.

 

mercoledì, 20 febbraio 2008
21:03
quei momenti in cui ti senti carico e spaccherai il mondo dopodomani, ma se va storto qualcosa ci rimarrai malissimo, e allora con msn ridotto ad icona giri il web e non lo sai cosa cerchi, cerchi l'indirizzo email di qualche Dio, cerchi di cautelarti che non devono esserci imprevisti, ma dicono che ci si deve arrivare preparati, pronti a tutto altrimenti è una tua mancanza e non è colpa di nessun altro.
quei momenti in cui l'alto il basso la tv la cgl e gli occhi verdi la scheda vodafone coi messaggi gratis la sveglia alle 8 (sia la mattina che la sera e per motivi diversi) il bamboo e il bonsai e gli occhi verdi il badge il concerto jazz into the wild le sorelle acquisite che almeno loro sembra ci saranno sempre e gli occhi verdi il pandino lontano i bytes del pc corso tacito e gli occhi verdi la buonanotte da lontano un pensiero carino le associazioni cellulari il libretto di iscrizione e gli occhi verdi-gli occhi verdi-gli occhi verdi, mescolare tutto e portare ad ebollizione, servire a caldo e ne voglio ancora.
quei momenti che come cazzo è che quando la voglio io una telefonata spontanea una chiacchierata lunga a mezzanotte come cazzo è che se non parte da me addio e come cazzo è che manca tutto giusto quando ne ho bisogno? quei momenti che ciao da quanto tempo e come stai, maledetta webcam, momenti in cui dove sono finiti tutti?!? come si fa a riacchiapparvi che più si cresce e più si è soli, che se è vero che squallore ma chi ci pensa, non io che ho gli occhi a cuoricino, mica verdi io, e le maniche rimboccate e ricordati che hai un autocontrollo si ma fottuto autocontrollo non hai idea di che cosa, non ho idea di che cosa il che è ancora peggio, dietro l'angolo ma il mondo è una sfera domani si pensa ma è già giovedì e dopo giovedi non se ne parla più perchè finora chi ha parlato? e ho scoperto cos' l'uraco, ho scoperto pure come si forma il cuore umano ma se avessi saputo che per fare un cuore c'è bisogno di tutto quel delirio, ci avrei pensato due volte prima di svenderlo ai saldi, il mio.
ed è pure finito l'origano. ecco. poi dice che non ce l'hanno con me.

 

giovedì, 07 febbraio 2008
20:10
A mio modestissimo parere, un esecutore eccelso, cantante e chitarrista divino. Compositore di musiche molto bravo; compositore di testi... medio basso. Ma quando decide di andare fino in fondo, partorisce capolavori che danno i brividi. Insomma, è un artista che si gode la sua arte.
E questa è una delle sue.
Non la posto in versi, perchè scritta così, come una lettera, dovrebbe cogliere più nel segno.

E non so perché quello che ti voglio dire poi lo scrivo dentro una canzone. Non so neanche se l'ascolterai o resterà soltanto un'altra fragile illusione... Se le parole fossero una musica potrei suonare ore ed ore, ancora ore e dirti tutto di me. Ma quando poi ti vedo c'è qualcosa che mi blocca e non riesco a dire neanche "come stai? come stai bene con quei pantaloni neri! come stai bene oggi..."
Come non vorrei cadere in quei discorsi già sentiti mille volte e rovinare tutto come vorrei poter parlare senza preoccuparmi, senza quella sensazione che non mi fa dire... che mi piaci per davvero anche se non te l'ho detto perché è squallido provarci solo per portarti a letto. E non me ne frega niente se dovrò aspettare ancora per parlarti finalmente, dirti solo una parola ma dolce più che posso, come il mare come il sesso, finalmente mi presento.
E così, anche questa notte è già finita e non so ancora dentro come sei non so neanche se ti rivedrò o resterà soltanto un'altra inutile occasione. E domani poi ti rivedo ancora e mi piaci per davvero, anche se non te l'ho detto perché è squallido provarci solo per portarti a letto. E non me ne frega niente se non è successo ancora... aspetterò quand'è il momento e non sarà una volta sola. Ma spero più che posso che non sia soltanto sesso, questa volta lo pretendo. Preferisco stare qui da solo che con una finta compagnia e se davvero prenderò il volo, aspetterò l'amore e amore sia.
E non so se sarai tu davvero o forse sei solo un'illusione però stasera mi rilasso, penso a te e scrivo una canzone... dolce più che posso, come il mare, come il sesso...
Questa volta lo pretendo, perché oggi sono io, oggi sono io.

 

lunedì, 04 febbraio 2008
13:14
Si scoprì d'un tratto, che c'era un esame di chimica nell'aria. E la tensione si sentiva, si tagliava col coltello. Anzi, con la mannaia.
L'esame di chimica ovviamente era anche per me e per la coinquilina giovine e, altrettanto ovviamente, il mio posto nella lista delle prenotazioni era 1. Le coinquiline anziane ci provavano a dire che bisognava stare calme, ma noi niente, i nervi a fior di pelle, a rileggere e ripetere e ripetere all'infinito cose che già sapevamo alla perfezione (e non era il mio caso) o che non avremmo imparato mai (e questo sì, era il mio caso). La notte non passava mai: strisciava, cigolava, me la sentivo strisciare addosso con tutta la sua pesantezza che mi gravava sul petto e mi impediva di respirare. E quando manca l'ossigeno, il cervello fa sogni orribili: idrolisi e saponificazioni e basi pirimidiniche e formula del colesterolo ("cazzo non me la ricordo!") e gruppo eme e "signorina, torni la prossima volta". Ma il sole deve aver avuto pietà di me, perchè finalmente sorse, e così senza neanche accorgermene un attimo prima ero a letto e un attimo dopo ero nel corridoio dell'aula IV ad aspettare un test.

88 quesiti, prima di passare al colloquio; così passano col fiato sospeso le prime due ore di immersione nei gruppi funzionali e nelle molecole organiche, prima di sapere che sì, lo scritto l'ho passato e posso fare l'orale. "Ci vediamo tra due ore". Posso pensare di rimandare, un piccolissimo tentennamento, ma no è una battaglia che va combattuta fino in fondo ormai è diventata questione d'onore! Poi si conteranno morti e feriti. Poi. Per ora concentriamoci sul gruppo carbossilico e le sue forme di risonanza, poi formiamo un estere e facciamolo reagire con l'acqua, possibilmente in ambiente acido; protoniamo, spostiamo cariche elettriche, catalizziamo, controlliamo i reagenti sotto lo sguardo attento ma non famelico della prof dal biondo crine che ora ha deciso, ha deciso che per me può bastare (yuhuuu!!) ma vuole limare il voto con qualche altra domanda e perciò mi affida all'assistente. E lei vuole che le scriva il Dfruttosio e anche il Dglucosio, che li ciclizzi e che li unisca con legame glicosilico finchè morte non li separi, perchè impegnano gli ossidrili emiacetalici. E sia, un po' balbettando un po' tornando da capo, eseguo e commento rispondo a domande e puntualizzo. "Accetta?". Sgranerei volentieri gli occhi zompettando e urlando "sììì!", ma come da proposito sorrido cordialmente e un po' perplessa come ad aspettarmi di più e poi annuncio "con piacere". Riecco il libretto in mano mia e da oggi... è finita davvero! A casa di corsa, ringraziando Giusy e Francesca che mi hanno fatto da crocerossine e hanno assecondato i miei isterismi, accendo il cellulare, chiamo mammeppapà e ricontrollo la lista delle cose da fare in caso di esame andato a buon fine. A sera sento gli effetti dello stress accumulato tutto insieme, della mancanza di sonno e di cibo. Con la testa sul cuscino penso che ora è finita ma me ne aspettano altri. Però, penso e già quasi sogno, la sfida più grande era questa e l'ho vinta. Partendo in svantaggio e arrampicandomi con le ungie e con i denti, con le mie sole forze, senza tirarmi indietro. Ce l'ho fatta, ora posso dirlo. Adesso i numeri (del voto, dei quesiti, delle pagine, dei giorni di preparazione) contano meno di come mi senta soddisfatta.

 

sabato, 02 febbraio 2008
14:06
Molti mari e fiumi attraverserò,
dentro la tua terra mi ritroverai.
Turbini e tempeste io cavalcherò,
volerò tra i fulmini per averti...

Meravigliosa creatura, sei sola al mondo,
Meravigliosa paura di averti accanto!
Occhi di sole mi bruciano in mezzo al cuore:
amore è vita meravigliosa.

Luce dei miei occhi brilla su di me,
voglio mille lune per accarezzarti.
Pendo dai tuoi sogni, veglio su di te:
non svegliarti, non svegliarti ancora...
 
Meravigliosa creatura, sei sola al mondo,
meravigliosa paura di averti accanto...
Occhi di sole, mi tremano le parole:
amore è vita meravigliosa.
 
Meravigliosa creatura, un bacio lento,
meravigliosa paura di averti accanto...
All'improvviso discendi nel Paradiso
muoio d'amore!

Meraviglioso...
...Meraviglioso

 

 commenti
categoria:batticuore
domenica, 27 gennaio 2008
17:02
L'ultima volta che che ho pianto di cuore davanti ad un film, avevo nove anni e il film in questione era Titanic (...niente commenti su ciò, grazie). Odio piangere davanti ad un film, mi innervosisce troppo, anzi mi fa sentire veramente stupida! Non è certo per cinismo, ma il film agisce subdolo, mi tira fuori emozioni, sentimenti, mi commuove, appunto, e appena una lacrima spunta fuori a palesare che mi sto sciogliendo come burro al sole, l'omino del cervello mi ricorda che è una storia inventata, personaggi non reali e per di più neppure presenti: è la pellicola che ho davanti, non l'uomo. Non riesco a spiegare meglio le motivazioni di questa mente malata, fatto sta che dall'ultimo Titanic l'omino del cervello ha chiuso le ghiandole lacrimali ogni volta che io mi trovassi di fronte ad un lungometraggio. Fino a ieri sera.
Perchè...cosa fa una giovane studentessa sola, in una città lontana da casa, se un sabato sera non può raggiungere gli amici? Guarda "Original sin", palese. E piange come una bambina quando Bonnie, prostituta estranea ai sentimenti, forte come una roccia e fedele allo slogan "la coscienza non deve sopraffare la necessità", stringe tra le braccia l'uomo che, morente, ha l'unica preoccupazione di sentirsi pronunciare "ti amo", occhinegliocchi.
Intrighi, menzogne, sotterfugi, crimini e tradimenti sono la vita di Bonnie, che nulla possiede davvero se non la certezza di avere accanto un "protettore" che impersonifica il di lei complice, padre, fratello, amante, figlio, marito, collega, nemico: egli è così in grado di legarla a sé tenendo in ostaggio ogni tipo di sentimento (dall'amore alla paura), convincendola a compiere qualsiasi azione da lui richiesta. Così vive, Bonnie, sempre sotto nomi diversi, truffando mariti ed amanti facoltosi, comparendo dal nulla nelle loro vite e scomparendo con altrettanta facilità insieme a tutto il loro denaro. Un giochino abbastanza divertente, finchè la donna non incontra Luìs, ennesima vittima della trama truffaldina, del quale però si innamora (riamata), scagliandosi contro il destino che era stato scelto per lei. "Lui non può appartenere al tuo mondo, nè tu al suo", è la scomoda verità a cavallo della quale la giovane prostituta dovrà giostrare la propria abilità, le proprie pulsioni e le necessità di una eterna fuggitrice.
Oh certo detta così ha solo il sapore di uno squallido melodramma. Uno squallido melodramma che mi ha fatto piangere (la pagherà cara!), per un uomo che dichiara il proprio amore non per un nome, nn per un corpo, nè per un'anima, bensì per la donna, quella che ha di fronte e che ha avuto innumerevoli nomi, storie, anime, senza possederne davvero mai una. Lo stesso uomo che, consapevolmente, viene avvelenato dalla donna che solo lui ha amato, e l'unica che egli abbia mai amato. E allora perchè ucciderlo? Beh, vedetevi il film :D
Perciò, d'amore (dichiarato in punto di morte), di morte (intrisa d'amore), e d'altre sciocchezze: vita, felicità, identità, verità, coscienza, necessità.

 

lunedì, 21 gennaio 2008
14:14
Li trovate qui.
Da parte mia, l'unica cosa che mi serve per vivere, ora, bene è un abbraccio. Forte. Protettivo. Melenso da far ribrezzo. Che duri tanto e che avvenga all'aperto, durante la serata dernana più ghiaccia di tutti i tempi. E che termini con un sorriso, un congedo, un bacio e una telefonata poco più tardi.
Ma io ci spero ancora nelle favole.